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domenica, maggio 30, 2010

Gli ombrelli ci proteggeranno

Scrivo per fissare, ricordare e rendere perfettibile
tutto quello che mi ha attraversato,
quello che incontrerò
e quello che mi è stato tolto.
La mia anima è Memoria.
La mia anima è Parola.

image Questo è il ritratto di Horst Hugendubel. Me l’ha mandato sua figlia Regine, proprio così.
Lo vedete in posa nel giorno del suo 60° compleanno, in compagnia della scimmietta Vips, del bulldog inglese Bubu e del pappagallo Lora.
Dice Regine che Horst era un grande amante degli animali, un entusiasta cronico e un uomo dotato di una carica vitale non comune.

Le puntate precedenti di questa storia che ha dell’incredibile le trovate qui:
La dedica (l’inizio di tutto)
Regine (storia di una figlia che scrive ad una figlia)

Eccomi qui: finalmente ho scoperto la storia della dedica che albergava in uno dei miei libri di favole tedesco. Sono in lacrime (lacrime belle) e penso di essere immensamente fortunata: di sorprendermi con l’infinitesimale e di essere cercata dall’immenso, dalla coincidenza, dal segno di un’energia che mi sovrasta, mi confonde, mi eleva.
Il mio cestino delle delizie custodisce piccoli morsi di vite che attraversano contingenze e dimensioni. Il mio cestino delle delizie accumula sapori che si mischiano per crearne di nuovi, per mantecare i feroci danni del quotidiano, per deliziare il disperato tentativo di conoscere vita, di fissarla.

Andiamo con ordine.
La famiglia Hugendubel aveva una fabbrica di ombrelli a Stoccarda, il padre di Horst  la creò nel 1833 e successivamente venne gestita dal figlio. Horst aveva una grande passione per “i suoi ombrelli” e per questo si divertiva a collezionare libri che ne parlassero, tra questi Mein Schirm kann fliegen. La sua attività lo portava a collaborare anche con l’industria italiana di ombrelli e Regine pensa che il libro fosse dedicato ad un collezionista del nostro Paese, di cui però non ricorda il nome, con cui il padre aveva avuto contatti presso il Museo dell'ombrello a Gignese, in quel del Lago Maggiore.

Nella dedica si riconosce l’ottimismo che l’ha sempre contraddistinto, nonostante i problemi che la vita regala ad ognuno di noi, le traumatiche esperienze vissute durante la Seconda Guerra Mondiale e, non da ultimo, il veloce sviluppo dell’industria cinese che creò un decremento sempre più preoccupante delle sue attività. Nonostante tutto Horst ha tentato di essere ottimista. Poi il Destino ci ha messo del suo e  quattro anni dopo quella dedica, la sua permanenza nelle cose di qui è stata interrotta da un infarto (il terzo).
Era il luglio del 1969 e Horst aveva 60 anni. Chissà se l’estate regalava le stesse prospettive di ogni cambio stagione, quel bisogno di pelle e vacanza, di colore e solleone. Chissà se qualcuno partì per la montagna, s’innamorò, diede alla luce un figlio. Chissà quante lacrime s’aggrapparono ai silenzi e quanta tristezza avviluppò i lampioni che si accendevano sull’imbrunire, in quel luglio  del 1969.

Regine aveva solo 15 anni. E per ragioni che non vado neanche ad accennare, non ha potuto vedere suo padre in ospedale. Lei crede che questo sia un piccolo segno che i nostri padri ci stanno regalando da una nuvola non ben identificata del cielo (che se poi dovesse piovere, non ci sarebbero grandi problemi: ci penserebbe Horst). E io, scorrendo la sua mail in questa serata di bene, non posso che sentirmi sospesa in una bellissima sensazione d’impalpabile.

Regine non ha nulla di suo padre. Cerca su internet una qualsiasi cosa che riporti a lui. Mi chiede di custodire questo libro con cura perché è un gioiello di speranza ed entusiasmo. Mi dice anche che se mai decidessi di venderlo, beh, lei lo comprerebbe all’istante.

Regine non sa ancora che questo libro glielo regalerò. Glielo mando la prossima settimana: in definitiva è molto più suo che mio.

Sono otto lunghissimi anni che cerco un insignificante nuovo tassello che mi riporti a mio padre. Alla sua vita, ai casini mirabili che riusciva a combinare, a quel senso specialissimo di caldo e bene che le sue mani sulle spalle riuscivano a tatuare  nella mia anima.
Questo incontro è un segno.
Non mi privo di un libro: mi arricchisco di una speranza che è tatto, presenza, poesia.

Bacibellissimi a Tutti!

8 commenti:

dyingmoon ha detto...

Fili di vita che si intrecciano. Bello seguire la tua, e scoprire frammenti di gioia e di valore.

Zelda was a writer ha detto...

Bello che le nostre siano intrecciate come la tua magnifica collana!

nicoletta ha detto...

Sorprendente. Commovente. Bello. Buon lunedì.

*a.* ha detto...

Pensavo.. perché nn spedirglielo? Ecco, appunto, se avessi aspettato un rigo :) Non so aspettare, non so aspettare... Imparerò?

Zelda was a writer ha detto...

è un tipo d'impazienza bella, secondo me ;)

Sara Trofa ha detto...

incantata, squarciata, nutrita

Zelda was a writer ha detto...

lo sapevo che ti sarebbe piaciuta, questa storia qui! lo sapevo <3

Sara Trofa ha detto...

tantissimo, sì : >